Smart HR: come migliorare il recruiting con chatbot e IA

L’ultimo rapporto stilato da Facts & Factors stima che il mercato dell’IA nelle human resources raggiungerà i 388 milioni di dollari entro il 2027. Un investimento ingente per un settore che, per sua stessa definizione, ha una forte componente umana apparentemente complessa da ottimizzare tramite una serie di algoritmi.

Eppure l’impiego della tecnologia è destinato a portare numerosi benefici al settore delle HR in termini di efficienza grazie a un’armonizzazione del flusso lavorativo, a partire dalla ricerca del candidato fino alla gestione della sua assunzione. Vediamo come.

Nella fase di reclutamento, le HR sono impegnate a raccogliere informazioni sui candidati come il loro curriculum vitae e gli eventuali canali di contatto. Questo task può essere facilmente automatizzato grazie all’intelligenza artificiale che permette di organizzare i documenti in arrivo e contemporaneamente creare una lista contatti. Ma non solo. Attraverso un primo screening automatico dei curricula, l’IA seleziona e invia alle HR solo i profili più rilevanti, liberando dunque il personale addetto alla selezione di un notevole carico. Ma come funziona lo screening automatico?

I curricula vengono classificati sulla base di metriche scelte ad hoc dalle HR. Le metriche più utilizzate sono quelle relative alle qualifiche (diploma, laurea, ecc.), agli skill (per esempio la conoscenza di specifici pacchetti software) o alle esperienze pregresse (per esempio può essere richiesto un minimo di anni di esperienza in una determinata posizione).

Una volta conclusa questa fase, si apre quella del contatto con i candidati. Un chatbot comunicherà l’esito dello screening  in modo personalizzato a tutti gli interessati, sia in caso positivo che negativo. Spesso viene sottovalutato l’impatto che può avere la mancata comunicazione dell’esito del processo di screening. Eppure una tale svista può costare cara a un’azienda, come dimostra una ricerca effettuata da Virgin Mobile che ha evidenziato come la cattiva gestione del processo di recruiting si sia tradotta in un danno stimabile in circa 5 milioni di dollari l’anno per l’azienda. Altri report successivi hanno confermato questo dato: la maggior parte dei candidati che non vengono ricontattati dichiara di essere propenso a condividere la propria esperienza negativa attraverso siti di review e circa il 40% si dice pronto a smettere di sostenere l’azienda boicottandone i prodotti o servizi.

Non solo la soddisfazione del cliente/consumatore dunque ma anche quella del candidato è un elemento centrale per un’azienda. Per questo affidarsi ad un chatbot può essere una scelta strategica vincente: il chatbot è contattabile 24 ore su 24 e l’interazione  avviene in tempo reale. I candidati possono chiedere informazioni sulla posizione aperta, sul processo di recruiting e sull’ application status, ma anche sull’azienda e sulle sue policy. Queste domande sono molto comuni e vengono solitamente indirizzate alle HR, sottraendo un buon numero di ore a mansioni più rilevanti.

Una volta individuata la rosa di candidati, il chatbot gestirà l’agenda dei colloqui fornendo direttamente agli interessati la possibilità di scegliere il giorno e l’ora preferiti tra gli slot possibili per la job interview. A questo punto l’intelligenza artificiale lascia il passo a quella umana, incaricata di svolgere il lavoro più delicato: selezionare il candidato migliore. 

Terminato il processo di recruiting, si entra nella fase di onboarding, ovvero l’assimilazione del nuovo assunto in azienda. Nel primo periodo il nuovo dipendente avrà bisogno delle informazioni più basilari, come ad esempio la gestione degli straordinari, delle ferie, dei permessi e così via. Anche in questo caso, dialogherà direttamente con il chatbot rivolgendosi solo occasionalmente alle HR.

L’impiego di soluzioni di intelligenza artificiale nel settore delle HR permette di ridurre drasticamente il tempo dedicato ad attività dal basso valore aggiunto, di valorizzare le vere competenze delle risorse umane e di mantere l’immagine positiva sviluppata in anni di lavoro. 

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